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Auto elettriche tra promesse, realtà e false speranze

In base agli annunci, fatti da molti governi e da diverse case automobilistiche, dal 2040 verranno prodotte soltanto auto non inquinanti (elettriche, ad idrogeno, a metano) con la progressiva dismissione di quelle inquinanti.

Dunque non è una fake news o una bufala, ma una previsione che dovrebbe realizzarsi, sulla base degli annunci e delle “promesse” fatte, che leggeremo in questo articolo più avanti.

Ciò che non è chiaro, però, è il motivo per il quale servano addirittura decenni per realizzare tali promesse – a maggior ragione se si riflette sulla circostanza che le prime auto elettriche sono state costruite tra la fine del 1800 e gli inizi del 1900, ancor prima dei motori a scoppio!
E che la tecnologia automobilistica è in grado da decenni di realizzare, e sono stati realizzati ma non commercializzati, motori ecologici ad impatto ambientale vicino allo zero.

Sorge allora il più che ragionevole dubbio che, dietro, si nascondano imponenti interessi economici.

Mi chiedo come possa accadere che “altri” interessi prevalgano sulla salute delle persone, sul rispetto per il nostro straordinario pianeta e sulla sopravvivenza stessa della specie umana.

A volte mi trovo ad immaginare di poter camminare per le vie del centro, in mezzo al traffico e, ciò nonostante, di poter respirare a pieni polmoni, come se fossi in campagna. O immagino famiglie con i bambini piccoli dentro ai passeggini che attraversano le strade, molto trafficate, senza intossicarsi con i fumi, per l’appunto, tossici, che fuoriescono dai tubi di scappamento dei veicoli con motore a scoppio.

Ai più scettici e a coloro che ritengono un’impresa titanica dismettere o sostituire, in pochi anni, i quasi 30 milioni di veicoli inquinanti, oggi in circolazione nel nostro bel Paese, basti ricordare i primissimi anni 2000, quando bastarono pochi anni per sostituire l’intero parco auto europeo.
Infatti, proprio nei primissimi anni 2000 molti giornali titolavano “Benzina rossa addio”, all’indomani della decisione del Parlamento Europeo di eliminare dal commercio la benzina super.
La direttiva europea n.70 del 13 ottobre 1998, prevedeva infatti il divieto per i Paesi europei di commercializzare, a partire dal 1 gennaio 2000, benzine contenenti piombo e, quindi, praticamente tutte le auto e i motocicli che, fino a quel momento, circolavano sulle strade italiane.
L’Italia si è adeguata alla normativa europea solo nel 2002; infatti alcuni Paesi come l’Italia, la Francia, il Portogallo e la Spagna, ottennero una deroga fino al 1°gennaio 2002.
Sta di fatto che tra campagne di sensibilizzazione, incentivi dello Stato per la rottamazione, e catalogazione delle tipologie di automobili più datate, alle quali fu permesso di circolare con l’obbligo di utilizzare soltanto la nuova benzina “verde” con l’aggiunta di additivi, si è riusciti in, relativamente poco tempo, a ridurre drasticamente il numero delle autovetture “vecchie”, ossia quelle alimentate con benzina rossa (carburante con presenza di piombo).

 

LA SITUAZIONE ATTUALE: INQUINAMENTO DA POLVERI SOTTILI
Con un tweet lanciato il 27 Settembre 2016, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato che “Il 92% della popolazione mondiale vive in aree inquinate”.
L’OMS ha, inoltre, stimato che nei grandi centri italiani muoiono oltre 8 mila persone ogni anno a causa delle concentrazioni di polveri sottili superiori ai 20μg/m3.
Uno dei principali responsabili dell’inquinamento da “polveri sottili” (Particolato: PM) è il traffico urbano; i trasporti stradali producono, infatti, più di un quarto del totale delle emissioni, in particolare producono circa la metà degli ossidi di azoto, del monossido di carbonio e del benzene presenti nell’aria delle nostre città.
“Il PM consiste in una complessa miscela di particelle solide e liquide di sostanze organiche e inorganiche sospese nell’aria i cui componenti principali sono solfato, nitrati, ammoniaca, sodio cloruro, carbone nero, polvere minerale e acqua. E l’effetto dannoso sulle persone è maggiore di qualsiasi altro inquinante.
Le particelle più dannose per la salute sono quelle con un diametro di 10 micron o meno (≤PM10), che possono penetrare e depositarsi in profondità all’interno dei polmoni.
L’esposizione cronica alle particelle contribuisce al rischio di sviluppare malattie cardiovascolari e respiratorie, nonché di forme tumorali ai polmoni.
Allora una domanda sorge spontanea: appurati gli effetti oltremodo dannosi delle polveri sottili, perché non è possibile prevedere un piano programmatico in Italia, Europa, e in generale nel mondo, che, in pochi anni, permetta la sostituzione dei veicoli inquinanti con veicoli elettrici o comunque non inquinanti?

 

Qualche governo ha affrontato il problema, o almeno ha cominciato ad approcciarsi, ma con una proiezione ad almeno 15 anni.
Tra i più virtuosi troviamo l’India che, per voce del ministro delle Ferrovie e del Carbone Piyush Goyal, ha fatto sapere che, nel 2030, sulle “sue” strade non potranno più circolare auto e mezzi di trasporto alimentati a benzina e diesel. Del resto, le grandi città indiane, come Nuova Delhi, vivono, come molte città nel mondo, una situazione drammatica, con una nebbia grigia di smog e un livello di particelle inquinanti nell’aria di molto superiore ai parametri raccomandati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.
Anche la Cina, che produce 28 milioni di veicoli all’anno – un terzo della produzione mondiale – e consuma la metà del carbone del pianeta, ha annunciato che, nel prossimo futuro – non ci sono date certe – bandirà l’utilizzo dei motori a scoppio (diesel e benzina).
Londra ha dichiarato di voler dire addio a benzina e gasolio per produrre dal 2040 soltanto auto elettriche ed ibride.
Analogamente la Francia, per voce del ministro dell’Ecologia Nicolas Hulot, ha dichiarato che, entro il 2040, verrà bloccata in tutta la Francia la vendita di auto a gasolio e a benzina.
Buone le intenzioni annunciate anche da Olanda e Danimarca che, intelligentemente, stanno prevedendo importanti investimenti sulle infrastrutture, che permetteranno, a loro volta, di orientarsi verso un futuro della mobilità che sia veramente sostenibile.
In Italia, le Commissioni Ambiente e Lavori Pubblici del Senato hanno invitato l’esecutivo ad adottare, già nella legge di bilancio 2018, politiche che portino ad una maggiore mobilità sostenibile.
La Germania aveva già deciso, fin dal 2016, di vietare l’avviamento del motore a combustione a far data dal 2030: cosicché, tra 12 anni, solo le auto a emissioni zero potranno ricevere l’omologazione.

Se realizzeranno o meno le promesse fatte? Solo il tempo ci darà la risposta.
Più in concreto, secondo l’OCSE , anche se si registrano segnali di crescita sostenibile, la maggioranza dei Paesi non mostra performance particolarmente positive, essendo ancora troppo “legata” all’utilizzo di combustibili fossili.

In tutti i casi i governi, che intenderanno portare seriamente avanti il progetto verso una mobilità sostenibile, dovranno valutare con attenzione anche l’impatto sui consumi per la corrente elettrica, l’importanza di creare infrastrutture a supporto (es. colonnine di ricarica) e i mancati introiti provenienti dalle accise sul carburante.

Da quanto detto, ciò che sembra chiaro è che, soprattutto i produttori di automobili, potranno incidere in maniera importante a ridurre l’inquinamento; con un cambiamento totale della produzione, decidendo di sostituire, in pochi anni, la produzione dei veicoli a benzina e diesel, con modelli elettrici o motori non inquinanti (es. idrogeno, metano).

 

Vediamo alcune “dichiarazioni di intenti” delle case automobilistiche.
La Volvo  ha annunciato che, a partire dal 2019, ogni nuovo modello avrà un motore elettrico sotto il cofano. In tal modo porrà fine all’offerta di auto con motore soltanto a combustione interna, mettendo al centro del proprio sviluppo l’elettrificazione. Ciò significa che le auto con motore a combustione interna usciranno progressivamente di produzione e saranno sostituite da vetture con motore endotermico, combinato con diverse opzioni di elettrificazione.
Anche la Bmw ha annunciato di lavorare alle versioni elettriche dei suoi modelli di punta, in particolare la Serie 3, e di avere già in cantiere l’elettrificazione della Mini.
La Mercedes prevede nel 2020 di trasformare il “brand” Smart in “solo” elettrico.
Il Presidente Elon Musk della Tesla ha, ufficialmente, annunciato che le consegne internazionali della nuova Model 3 – l’elettrica più economica nella storia della Casa californiana – inizieranno dalla seconda metà del 2018 ed il costo partirà in da 35 mila dollari, incentivi esclusi.
Le case Suzuki e Toyota  hanno firmato una partnership per il lancio nel 2020, sul mercato indiano, di autoveicoli alimentati elettricamente.
La Toyota, tra l’altro, ha iniziato a produrre i veicoli Fuel Cell (FCV) che sostituiscono il motore a combustione con stack di celle a combustibile che generano elettricità dalla reazione dell’idrogeno con l’ossigeno presente nell’aria.
La Volkswagen, entro 10 anni, conta di avere ben 50 modelli elettrici e punta ai 3 milioni di vetture a batterie per il 2030.
La Nissan da anni investe sull’auto elettrica, in particolare sul modello Leaf nelle varie versioni. Ha anche lanciato il progetto Electrify the world con l’intento di sviluppare un dibattito sull’energia sostenibile, la mobilità elettrica e lo stile di vita elettrico.

Staremo a vedere se le promesse e gli annunci avranno concretezza, dimostrando così la seria intenzione da parte delle aziende di “posizionarsi” come realtà che innovano responsabilmente, sensibili al futuro del pianeta e dell’umanità tutta.