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Soluzioni naturali per abbattere le emissioni inquinanti nell’aria

La natura stessa ci offre soluzioni per aiutarla a sopravvivere.

Una ricerca del The Nature Conservancy dimostra che abbiamo sottovalutato il ruolo della natura nell’affrontare il cambiamento climatico. Le soluzioni climatiche naturali possono contribuire alla riduzione del 37% di emissioni di CO2 nell’atmosfera entro il 2030, e mantenere così l’aumento della temperatura globale al di sotto di 2 °C.

Siamo, infatti, ad un punto critico per il futuro del pianeta. Dobbiamo diminuire le emissioni di gas a effetto serra per tenere a freno, entro il 2050, l’aumento della temperatura globale e mantenerla al di sotto dei 2 °C.
Fotografa la situazione l’Organizzazione Mondiale della Sanità nella mappa Global ambient air pollution.

La ricerca del The Nature Conservancy – pubblicata da Proceedings of the National Academy of Sciences – sulle soluzioni climatiche naturali ha coinvolto decine di scienziati ed economisti naturali provenienti da 15 Istituti di ricerca e Istituzioni di tutto il mondo.
Gli scienziati si sono interrogati in particolare sul ruolo che svolgono quotidianamente alberi, prati e habitat costieri nel ciclo di immissione degli agenti inquinanti nell’atmosfera. 

In poche parole è emerso con forza che, con un’azione globale concertata sull’uso del patrimonio naturale mondiale, nel prossimo decennio si potrà avere una significativa “soluzioneclimatica.

Se da un lato, oggi, la maggior parte degli sforzi è orientata sulla riduzione del consumo di combustibili fossili, dall’altro la ricerca pubblicata da Proceedings of the National Academy of Sciences, ha evidenziato come ci siano delle “soluzioni climatiche naturali”, basate sulla conservazione, il ripristino e la gestione delle foreste, delle praterie e delle zone umide, che possono avere un ruolo centrale nella riduzione delle emissioni e nel dissipamento dell’anidride carbonica nell’atmosfera. Queste soluzioni offerte dalla natura, combinate con l’avanzare delle energie rinnovabili e delle nuove tecnologie, potranno aiutarci a “mantenere il clima” entro i limiti di sicurezza per la salute dell’individuo.

Nel dicembre 2015 i leader di quasi 200 Paesi hanno adottato gli obiettivi di sviluppo sostenibile indicati dalle Nazioni Unite, con l’obiettivo di promuovere la sostenibilità e affrontare il cambiamento climatico. Molti di questi Paesi, da allora, hanno iniziato ad applicare misure per limitare le emissioni nocive nell’aria. Ma, se da un lato le soluzioni climatiche naturali fanno parte degli impegni di diversi paesi, dall’altro resta un forte divario tra le prospettive auspicate e le azioni messe effettivamente in campo per realizzarle.

La ricerca del The Nature Conservancy offre, dunque, una sorta di guida pratica con soluzioni operative per ridurre le emissioni inquinanti attraverso l'”utilizzo” della natura. Un po’ come dire che la natura stessa ci offre le soluzioni per aiutarla a sopravvivere.

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Il documento ha evidenziato come si possa persino misurare l’impatto delle emissioni nocive rispetto alla deforestazione e per converso, come i diversi ecosistemi forestali possano contribuire nel dissipare gli agenti inquinanti dall’atmosfera.

Sono 20 le strategie previste nello studio, suddivise in attività pratiche da intraprendere in tre macro aree del pianeta: foreste, terreni agricoli e zone paludose. Se implementate correttamente, queste azioni scalabili a breve termine, unitamente alle riduzioni delle emissioni di combustibili fossili, potrebbero mantenere la temperatura del pianeta a 2 °C entro il 2030.

Le analisi economiche dello studio internazionale mostrano che queste soluzioni climatiche naturali sono anche economicamente convenienti rispetto all’onere economico necessario a fronteggiare gli impatti futuri del cambiamento climatico. Infatti, per mettere in atto queste “azioni” si calcola un costo di circa 10 dollari per ogni tonnellata di CO2 nell’atmosfera contro i 100 dollari per tonnellata di CO2 stimati per “sopportare” l’impatto futuro di tale inquinamento.

Le foreste, che secondo la FAO coprono il 30% del territorio mondiale, potrebbero aiutarci nell’importante obiettivo di diminuzione dell’anidride carbonica nell’area. Secondo l’indagine, la riforestazione, la diminuzione o annullamento dei disboscamenti e le nuove politiche per la gestione delle paludi, equivarrebbe a “far scomparire” dalla circolazione centinaia di milioni di automobili.

Secondo Justin Adams, Managing Director of Global Lands, “mentre sono in atto investimenti per implementare nuove soluzioni tecnologiche sperimentali che diminuiscano e immagazzinino gli agenti inquinanti presenti nell’atmosfera, la natura (alberi, piante, ecc.) ha perfezionato questo processo in centinaia di milioni di anni di evoluzione: è improbabile che l’uomo trovi una migliore tecnologia di cattura e di stoccaggio degli agenti tossici rispetto a quella che la natura offre già oggi”.

Se tali soluzioni climatiche naturali si attivassero nei prossimi 10 o 15 anni, potrebbero fornire il 37% della diminuzione necessaria per gli obiettivi climatici globali. Ma se le azioni venissero ritardate fino al 2030, si scenderebbe al 33%, e calerebbe ulteriormente fino al 22%, se si iniziasse ad intervenire dopo il 2050.

Adams conclude: “Dobbiamo assolutamente spingerci avanti con l’introduzione di energie rinnovabili, automobili elettriche, efficienza energetica e altri metodi per la riduzione dei combustibili fossili. Ma è necessario anche prevedere importanti investimenti in soluzioni naturali, che sono disponibili ora, sono convenienti e di grande vantaggio per la comunità mondiale”.